Lotta alla Medicina Difensiva. La proposta Capozzi.

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Lotta alla Medicina Difensiva. La proposta Capozzi.

Messaggioda eco_admin » 18/10/2015, 20:30

Pubblicata on line l’ultima versione di Lotta alla Medicina Difensiva 480 KB; autore Dott. Arnaldo Capozzi, Amministratore di medicinadifensiva.com.
Aggiornamento comprensivo dell'ultimo disegno di legge licenziato dalla Commissione Affari Sociali.
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Avvocati sostenitori del progetto

"La medicina difensiva è conseguenza della rottura dell’argine alla contenziosità che il legislatore aveva posto nell'art. 3, lett. g, D. Lgs. C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233 per la ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse (successivamente nominato brevemente decreto del 1946) (1).
La Medicina difensiva si concluderà con l’applicazione dei sensi del decreto del 1946."

L’argine alla contenziosità, deducibile dal decreto del 1946, è rappresentato dal controllo deontologico tra medico e medico, tra medico e paziente e tra medico ed enti.

La proposta di lotta alla medicina difensiva si identifica con la “revisione deontologica delle migliaia di cause medico-legali vinte da medico - perse dal paziente - o concluse con la compensazione delle spese di lite” e quindi con il controllo deontologico del comportamento del consulente e dell’avvocato di parte usando la sentenza come puntello.

1) Il paziente chiede la restituzione dell'onorario

Ai pazienti-clienti si consiglia di far verificare l’eventuale violazione degli obblighi professionali del proprio Consulente e chiedere la restituzione degli onorari, ben articolando lo scritto, ai sensi dell’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile (Potere delle parti sui fascicoli). Verranno considerati soprattutto gli obblighi deontologici.

Lettera di richiesta di restituzione degli onorari

Il Codice Deontologico prescrive la consapevolezza delle relazioni peritali, l’obbligo di soddisfare le esigenze di giustizia attinenti al caso in esame, il rigore della verità scientifica, il rispetto dei diritti della persona. Le contestazioni deontologiche possono riguardare le incongruità deontologiche presenti nella relazione peritale e quelle di ordine medico presenti nella citazione dell’Avvocato (che sembrano frequenti in considerazione della generale, nota, libertà espressiva dell’Avvocato riguardo fatti di medicina e di anatomia). In questo senso, è bene ricordare la “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. e “la solidarietà e la collaborazione con i colleghi” dell’art. 58 C.D.

Le contestazioni deontologiche possono riguardare il mancato-parziale-tardivo rilascio della fattura (considerare la possibilità di usare tale contestazione, se legittima, in una seconda lettera di richiesta di restituzione degli onorari qualora la prima non avesse avuto l’effetto desiderato) (2). Il rilascio tardivo della fattura può influire sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare che resta inevitabile. Tale ravvedimento potrebbe essere segnalato al Giudice qualora il Consulente Pinco Pallino fosse stato nominato CTU.

Se alla richiesta di restituzione degli onorari non seguisse riscontro, il paziente-cliente potrebbe chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista facendo presente esclusivamente quesiti deontologici.

L’Ordine delibera ogni qual volta non ci sia accordo tra le parti (“… in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere” art.3, lett.g del decreto del 1946). L’accordo tra le parti viene a mancare anche quando il professionista non dovesse presentarsi all'appuntamento fissato.
Il Consulente si espone a sanzioni disciplinari che saranno certe se è mancato il rilascio della fattura.
La sanzione disciplinare rende problematica la carriera ospedaliera (vedi Codice Etico Comportamentale delle Asl) e difficilmente il Consulente verrà nominato CTU. Al CTU è richiesta, infatti, la “specchiata moralità” ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Anche la mancanza di una sentenza di assoluzione piena (figuriamoci una sanzione disciplinare), può giustificare l'assenza del suddetto requisito necessario ai fini dell'iscrizione all'Albo dei CTU. Inoltre, visto che tale requisito ha natura discrezionale, non è nemmeno semplice contestare l’eventuale rigetto della domanda di iscrizione all'Albo dei CTU.

In caso di sanzione disciplinare per il Consulente, il paziente-cliente esigerà copia del relativo verbale dell’Ordine dei Medici da usare, eventualmente, per citare il professionista a giudizio. Il paziente-cliente sottolineerà il mancato e doveroso impiego della diligenza da parte del Consulente e, questa volta, la richiesta potrebbe non essere soltanto la restituzione degli onorari. Tale condizione risulterà più convincente se il Consulente non avrà risposto ai quesiti deontologici e se non si sarà presentato all'appuntamento fissato dall'Ordine in seguito a richiesta di interposizione (mentre aveva assicurato la sua presenza agli incontri con il CTU a seguito dell’esborso della rata professionale).
Il Consulente potrebbe rispondere di “sospetto di dolo”. Il medico, infatti: “deve conoscere e rispettare il Codice e gli indirizzi applicativi allegati” art. 1 del C.D..
Il Consulente potrebbe rispondere di sospetto di dolo e non essere coperto dalla propria assicurazione. Oppure l’assicurazione dapprima copre il Consulente poi gli fa rivalsa (Art. 1906; Danni cagionati da vizio della cosa; Art. 1907; Assicurazione parziale). È bene considerare anche i recenti fatti che hanno coinvolto un’importante società assicurativa del Nord nota per l’attività in campo sanitario ed attualmente fallita. Si tratta di una delle dodici più importanti società assicurative d’Italia, come riferito dalla Commissione Parlamentare sull'errore in sanità. Se una grande società è già fallita, figuriamoci cosa potrebbe accadere nei prossimi anni per quelle piccole. Anche il Consulente potrebbe essere assicurato con una di esse; ovviamente.

2) Il medico si difende con il Codice Deontologico

A) Prima e durante la mediazione obbligatoria.

All'Avvocato di parte attrice che invita a colloqui preliminari, il medico farà innanzitutto presente che tutti i Consulenti verranno chiamati a rispondere delle eventuali incongruità deontologiche presenti nella lettera dell’Avvocato stesso nell'ambito della “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” art. 62 C.D. e nel fatto che il CTP è investito del dovere di collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.).
L’Avvocato dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio della propria lettera da parte di tutti i CTP. In una tale situazione, egli potrebbe venir contraddetto soprattutto se la causa è frivola e considerare l’ipotesi di chiuderla.

Ai CTP che non rispondono si contesterà, per ogni frase, l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D., la mancata solidarietà e la collaborazione con i colleghi richieste dall'art. 58 C.D.
In particolare, il CTP può essere oggetto di procedimento civile per danni nell'ipotesi abbia tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall'art. 58 C.D.

Se, invece, le contestazioni deontologiche dovessero riguardare la relazione di un CTP, con la stessa procedura, potranno essere coinvolti tutti gli altri CTP.

E’ bene tener presente che l’obbligazione del CTP è di mezzi e non di risultato, il compenso gli è dovuto anche in caso di esito negativo della lite né è giustificato il rifiuto del compenso se egli abbia formulato conclusioni contrarie all'interesse del cliente per non aver voluto trasgredire norme di legge dell’etica in generale e dell’etica professionale.

Leggi in fondo: il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i consulenti di parte a rispondere riguardo le eventuali incongruità deontologiche.

B) Dopo la sentenza favorevole

Il medico può anche considerare l’ipotesi, dopo aver vinto la causa o, a causa conclusa con la compensazione delle spese di lite, di chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza facendo presente esclusivamente quesiti deontologici, quindi esigere copia del relativo verbale da usare, eventualmente, per citare il Consulente a giudizio.
Le richieste di indennizzo da parte dei medici chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose. La più grave e dannosa conseguenza per il medico chiamato ingiustamente in causa, infatti, è la lesione dei diritti al vivere proprio di ogni soggetto: la lesione all'immagine, al nome, all'onore, alla reputazione, alla riservatezza, lesioni queste tutte riassunte sotto la voce del danno esistenziale. “Può ritenersi notorio che un'iniziativa processuale ingiustificata comporti un danno esistenziale alla persona che ne sia vittima” (Trib. Bologna, sentenza 27.1.05). A tali voci di danno va aggiunto il danno patrimoniale del medico ingiustamente accusato per le spese sostenute per la propria difesa; per il tempo a questa dedicato; per la innegabile perdita di chances.

3) Esposti all’Ordine forense

La revisione deontologica delle citazioni dell’Avvocato potrebbe far nascere esposti all’Ordine professionale forense da parte del paziente-cliente e del Medico vincitore della causa, visto il puntello della sentenza già emessa. Gli elementi essenziali riguardanti il Codice Deontologico Forense sono: il rispetto dei doveri che la funzione di Avvocato impone verso la collettività per la salvaguardia dei diritti dell’uomo ed il divieto di uso di espressioni sconvenienti od offensive.


CONCLUSIONI

Con la diffusione del decreto del 1946 si realizzerà, inevitabilmente, un’involontaria coalizione tra diversi soggetti (medico chiamato in causa, paziente che ha perso la causa, studi medici chiamati in causa) nei confronti di un unico Consulente responsabile della ripetizione di una medesima incongruità deontologica o di diverse incongruità nel corso di questi ultimi anni e nei confronti di un unico Avvocato. Potrebbe trattarsi di decine di richieste di indennizzo da parte di chissà quanti medici vincitori della cause e di pazienti-clienti che, invece, le hanno perse e desiderano rivalersi.
Il Consulente maturo, meglio di altri, ha ben chiaro l’eccessiva durata delle cause e la conseguente possibilità di “lasciarle in eredità” ai congiunti, tra l’altro, come descritto in precedenza, senza un’assoluta certezza di copertura assicurativa. Possono derivare, nel Consulente, forti preoccupazioni e paura.

L’arma di difesa proposta dal legislatore del 1946, sottovalutata o dimenticata, è rappresentata dalla modalità con cui deve essere stilata la lettera con richiesta di interposizione all’Ordine dei Medici: essa non dovrà contenere conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche, ma ricalcare il Codice Deontologico. Tale arma può considerarsi “formidabile” poiché, come abbiamo visto, è in grado di far nascere quello stesso sentimento (forte preoccupazione e paura) che, per altri motivi, ha comportato il “successo” della Medicina Difensiva.

Sarà inevitabile la fuga dei consulenti e degli avvocati deontologicamente scorretti, si ridurranno, senz'altro, le numerose cause frivole (Procuratore Nordio), si ridurranno le condizioni che sono alla base della medicina difensiva.
Il Collegio Italiano dei Chirurghi afferma che il medico è assolto nell'80% delle cause civili ed è prosciolto nel 98% delle cause penali!

Il decreto del 1946 non riguarda le perizie ben stilate e deontologicamente corrette.

Il medico attuale non ha chiesto consiglio a chi lo ha preceduto; grave negligenza ma anche opportunità di riscatto ed orgoglio da consegnare a chi ci seguirà. Abbiamo trattato di un progetto di lavoro che potrebbe essere in grado di realizzare quanto segue:

“Chiunque: Associazione tra Medici, ASL, Ospedale, Reparto Ospedaliero … dichiarerà di effettuare la revisione deontologica ed il controllo deontologico permanente delle pratiche medico-legali utilizzando, se necessario, la richiesta al proprio Ordine dei Medici di interposizione nelle controversie tra sanitario e sanitario ai sensi dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946, potrà rivendicare di aver sconfitto per primo la Medicina Difensiva” poiché avrà posto le basi per una nuova epoca di fisiologica contrapposizione a differenza dell’attuale caratterizzata da patologia delle controversie.


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1) Art.3 - Al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio spettano le seguenti attribuzioni:
a-f) omissis
g) interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse.

2) Il Consiglio Nazionale Forense, con decisione n. 86/2014, ha ribadito orientamenti già recentemente espressi. L’avvocato risponde dell’eventuale mancato rilascio della fatturazione di parte dei compensi ricevuti e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento.
Per lo stesso motivo, il Consulente risponde dell’eventuale mancato rilascio della fatturazione o della fatturazione di parte dei compensi ricevuti e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento.
Il dovere di adempimento fiscale è finalizzato alla protezione del principio di solidarietà, principio comunque violato anche sotto l’aspetto della mancata contribuzione fiscale e previdenziale. Prima dell’onorario e della ricevuta, il medico è tenuto a giurare di affidare la sua reputazione professionale esclusivamente alla sua competenza ed alle sue doti morali, così come riportato nell'aggiornamento del Giuramento di Ippocrate. Ebbene, il rilascio della ricevuta rientra nell'ambito delle doti morali che lo stesso giuramento collega alla competenza ed alla reputazione. Il mancato-parziale-tardivo rilascio della fattura comporta la contestazione dell’art. 1 del C.D. (Il Codice, in armonia con i principi etici di umanità e solidarietà e civili di sussidiarietà, impegna il medico nella tutela della salute individuale e collettiva vigilando sulla dignità, sul decoro, sull’indipendenza e sulla qualità della professione. Il medico deve conoscere e rispettare il Codice e gli indirizzi applicativi allegati. Il medico deve prestare il giuramento professionale che è parte costitutiva del codice stesso). Il ravvedimento, cioè la tardiva regolarizzazione fiscale potrebbe influire soltanto sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare che resta certa.


Dott. Arnaldo Capozzi
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Il nuovo Ddl

Messaggioda eco_admin » 07/12/2015, 9:10

Il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i consulenti di parte a rispondere riguardo le eventuali incongruità deontologiche. Il Ddl prevede, infatti, nell’art. 8, la partecipazione obbligatoria per tutte le parti al tentativo obbligatorio di conciliazione.
In questo modo è superato, di fatto, il limite temporale e di metodo disposto dal art.3, lett.g della legge Istitutiva del 1946: il Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio si interpone “su richiesta”. L’argine alla contenziosità è rappresentato dal controllo deontologico tra medico e medico, medico e persona e medico ed enti; l’Ordine dei Medici è soltanto uno strumento.
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