3 Il metodo nella lotta alla Medicina Difensiva

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3 Il metodo nella lotta alla Medicina Difensiva

Messaggioda eco_admin » 13/08/2014, 8:11

Il metodo nela lotta alla Medicina Difensiva

Il primo atto del medico chiamato in causa sarà quello di confrontare la relazione peritale avversa ed ogni atto firmato dall’Avvocato di parte attrice con il Codice Deontologico C.D.. In caso di incongruità (gli articoli più significativi del C.D. appaiono il n.62 ed il n.58) egli potrà scegliere se far seguire o meno la richiesta di interposizione (tra “sanitario e sanitario”) al proprio Ordine professionale (Approfondimento 1 Clicca qui).

Il legislatore propose l’uso di un’unica voce, quella deontologica, per tutti i medici indipendentemente dal loro perfezionamento o dalla loro specializzazione (Approfondimento 2 Clicca qui).

Lo strumento di difesa nella lotta alla Medicina Difensiva

Lo strumento di difesa nella lotta alla Medicina Difensiva è rappresentato dalla modalità con cui viene stilata la “lettera con richiesta di interposizione all’Ordine professionale”; essa non dovrà contenere conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche, bensì ricalcare il Codice Deontologico.

1) All’Avvocato di parte attrice che invita a colloqui preliminari si farà innanzitutto presente che il medico si difende con il Codice Deontologico e che i Consulenti verranno chiamati a rispondere delle eventuali incongruità deontologiche presenti nella loro relazione e di quelle eventualmente presenti nella citazione dell’Avvocato (nell’ambito di quella “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” art. 62 C.D.). Le contestazioni di ordine deontologico possono dimostrarsi facilmente in alcune “certezze” e “libertà espressive” dell‘Avvocato riguardo le problematiche in campo medico. L’Avvocato dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio della propria citazione da parte dei Consulenti di parte. In una tale situazione, egli potrebbe venir contraddetto soprattutto se la causa è frivola e considerare l’ipotesi di chiuderla. Le cause frivole ed inutili sono, secondo il Procuratore Capo Di Venezia Carlo Nordio: “in percentuale molto rilevante e rappresentano tentativi di arricchimento che fanno danni enormi alla tutela della salute dei cittadini ed alle casse dello stato”.

2) Le incongruità deontologiche (delle perizie e della citazione) saranno riportate nei verbali dei tentativi di conciliazione e contestate da tutti i medici chiamati in causa a tutti i Consulenti di parte. Sono prevedibili discussioni tra l’Avvocato ed i propri Consulenti se non avrà fatto esaminare preliminarmente la citazione soprattutto se, successivamente, si sono manifestate contestazioni deontologiche. È sufficiente che un solo Consulente ritiri la propria consulenza per rendere problematica l’evoluzione della causa.
Il Consulente può ritirare la propria consulenza ma tale condizione non appare a lui scevra da problemi. Sulla base all’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile, il paziente-cliente ha il diritto di visionare gli atti in Tribunale e poterli verificare insieme a persone competenti. In caso d’accertata violazione degli obblighi professionali da parte del proprio delegato, può revocargli il mandato - ben articolando nello scritto quello che è il giustificato motivo a tale decisione - e chiedere la restituzione degli onorari ed il risarcimento danni. Se la richiesta non dovesse avere riscontro può chiedere una conciliazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista ed esigere copia del relativo verbale quindi, teoricamente, citare il professionista in giudizio.

3) Tutte le incongruità deontologiche saranno riportate nelle consulenze tecniche d’ufficio CTU. Eventuali perizie presentate in tempi successivi (come le “note alla CTU”) sono sempre relazioni soggette alla regola del confronto con il C.D. a cui può seguire o meno l’eventuale richiesta di interposizione all’Ordine professionale.

4) Il medico chiamato in causa può inviare la lettera con richiesta di interposizione all’Ordine dei Medici prima, durante o dopo la sentenza (si legga anche: “il rapporto con l’Ordine Professionale Clicca qui).

5) Il medico può decidere di non utilizzare lo strumento di difesa messo a disposizione dal legislatore del 1946.

Le incongruità deontologiche possono essere utilizzate, dopo una sentenza, in maniera differente, dal paziente-cliente che ha perso la causa e dai medici vincitori della causa stessa al fine di essere entrambi risarciti dal Consulente deontologicamente scorretto e possono essere utilizzate dell’assicurazione dello stesso Consulente contro il proprio assicurato.

Con la richiesta di interposizione all’Ordine professionale, il medico chiamato in causa pone il problema della correttezza deontologica del suo comportamento e la pretende dal perito firmatario della relazione avversa ma, soprattutto, apre la strada ad un’ipotesi di “sospetto di dolo” nel comportamento del Consulente che sarà utilizzato dall'Assicurazione per non coprire o coprire solo in parte il proprio assicurato-Consulente (Approfondimento 3 Clicca qui e Approfondimento 4 Clicca qui).
Per ottenere l'annullamento del negozio, non è necessario che l’assicurazione dimostri che l'errore in cui è caduta sia essenziale e riconoscibile; è sufficiente dimostrare che il comportamento del Consulente abbia provocato un errore negoziale anche su semplici motivi cioè è sufficiente dimostrare che ci sia il “sospetto” di dolo.
La differenza tra “evidente dolo” e “sospetto di dolo” è assai interessante poiché incide nelle certezze di alcuni Consulenti che, talora, sembra sfociare nel senso di impunità soprattutto agli occhi del medico ingiustamente chiamato in causa.
Si potrebbe contestare al Consulente che l’interesse alla propria borsa sia avvenuta anche a spregio dei possibili danni al paziente-cliente (oltre a quelli del Medico chiamato in causa). In assenza di risposta ai quesiti deontologici, egli non svolge il delicato compito di consigliare o meno al paziente-cliente l'avvio di un procedimento valutando i dati a disposizione mantenendo, contemporaneamente, un atteggiamento quanto più possibile obbiettivo. Egli nasconde, al paziente-cliente, il possibile errore deontologico abusando del suo status professionale (art.7 C.D.), disattendendo i valori etici della professione (art. 1 e 4 C.D.) e disattendendo la necessaria correttezza morale (art 62 C.D.). Il paziente-cliente potrà citare i propri Consulenti a giudizio per tentare di rifarsi delle spese processuali e di quelle conseguenti all’eventuale risarcimento al medico accusato ingiustamente. Per far nascere il diritto ad essere risarcito, il paziente-cliente potrà utilizzare, se lo riterrà opportuno e conveniente, la richiesta di interposizione all’Ordine dei medici secondo il decreto del 1946 così da sottolineare, successivamente, al Giudice, il mancato e doveroso impiego della diligenza da parte del Consulente stesso.
Ad avviso del dott. Rossetti, il Consulente Tecnico di parte che abbia svolto male il suo operato è responsabile anzitutto nei confronti della parte che ha mal consigliato, sempreché questa gli abbia richiesto di consigliarla al meglio e non certo quando gli abbia richiesto una consulenza partigiana!

Il comportamento deontologicamente scorretto è lesivo dell'ordine giuridico e del diritto altrui visto che nell’art. 62 del Codice Deontologico leggiamo: “…
L’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi precedenti costituisce illecito sanzionato da norme di legge”. Il comportamento deontologicamente scorretto è lesivo del diritto altrui e quindi di tutti: del paziente-cliente, dei medici chiamati in causa e dell’assicurazione.

Esistono le conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche del Tribunale ma esiste anche la forza del Codice Deontologico con le possibili sanzioni disciplinari e possibili conseguenze finanziarie.
La figura del Consulente Tecnico di Ufficio è ancor più delicata rispetto a quella del Consulente Tecnico di Parte: appare difficile credere che il Giudice possa nominare un CTU nel cui “storico” siano presenti sanzioni disciplinari.

È bene tener presente che, nel caso in cui l’Ordine professionale decidesse di intervenire nel merito di condotte medico-professionali riguardanti l’espletamento di una consulenza (durante lo svolgimento della vertenza o dopo la sentenza), il Consulente dovrà presentarsi all'appuntamento fissato. “Dovrà”, non solo per difendersi, ma soprattutto perché la sua assenza comporterà il fallimento del tentativo di conciliazione dell’Ordine professionale che sarà costretto a deliberare (“… in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere nelle controversie stesse”).

Deliberare significa prendere posizione con più probabili sanzioni disciplinari.
Ovviamente, il Consulente assente al confronto potrà essere chiamato a motivare la sua indisponibilità alla richiesta di tutela dell’onorabilità da parte di un Collega o al paziente-cliente che ha perso la causa soprattutto se, invece, è stato puntuale agli incontri fissati dal Consulente Tecnico di Ufficio (incontri fatturati!).

La contenziosità in medicina potrebbe ridursi per fuga del perito medico-legale dalle pratiche frivole nate a “furor di popolo” ed in cui non dovrebbe essere difficile dimostrare incongruità deontologiche. Tale fuga avverrebbe in conseguenza delle nuove ed imprevedibili esposizioni (deontologiche e finanziarie) che il decreto del 1946, ahimè dimenticato o non sufficientemente considerato, aveva ed ha in serbo.
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Re: 3 Il metodo nella lotta alla Medicina Difensiva

Messaggioda eco_admin » 13/08/2014, 14:19

Confermato 13 8 2014


INDICE

Parte prima

2) Le radici della Medicina Difensiva Clicca qui
3) Il metodo e lo strumento di difesa nella lotta alla Medicina Difensiva Clicca qui
4) Il “nemico” da combattere Clicca qui

Parte seconda “Revisione deontologica delle pratiche medico-legali”

5) Numero delle lettere con richiesta di interposizione all'Ordine professionale Clicca qui
6) Revisione deontologica delle pratiche medico-legali. Paura del medico chiamato in causa ed Impatto (soprattutto impatto mediatico) Clicca qui
7) Le assicurazioni e la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario Clicca qui

Parte terza “Comportamenti ostili nei confronti del medico”

8) La Commissione Parlamentare e le Direzioni Sanitarie. Il rischio clinico ed il rischio del cittadino-medico Clicca qui
9) Il Decreto Balduzzi Clicca qui
10) La giustizia Clicca qui
11) Il rapporto con l’Ordine Professionale Clicca qui

Parte quarta

12) Cosa aspettarci per il futuro Clicca qui
13) Proposte ai Medici Clicca qui
14) Proposte al Ministero della Salute Clicca qui


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