La libera Associazione “articolo 3, lettera g” a Firenze

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La libera Associazione “articolo 3, lettera g” a Firenze

Messaggioda eco_admin » 16/05/2016, 21:30

14 Maggio 2016
Aula Ordine dei Medici e Odontoiatri Provincia di Firenze

“Il giuramento di Ippocrate e la professione medica: una empatia sempre più difficile?”


Relazione del Dott. Arnaldo Capozzi della libera Associazione “articolo 3, lettera g”.

La medicina difensiva è conseguenza dell’eccessiva contenziosità ma l’argine alla contenziosità è sempre esistito. Si tratta del “controllo deontologico” oggi ancora più efficace grazie all'equiparazione tra evasione fiscale e sanzione disciplinare e grazie all'art. 8 del recente Ddl.


Le radici della medicina difensiva andrebbero cercate nella rottura dell’argine alla contenziosità che il legislatore aveva posto nell'art. 3, lett. g, della legge istitutiva D. Lgs. C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233 (di seguito nominato “decreto del 1946”), relativa alla ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni. Nell’art. 3, lett. g, si individuano le attribuzioni che spettano al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio ovvero: «interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere nelle controversie stesse».
Il legislatore del 1946 ritenne opportuno attribuire, a ciascun Collegio Professionale, il compito istituzionale di interporsi su richiesta. La sua preoccupazione era rivolta alle conseguenze sul comportamento del medico nel caso si fosse concretizzata una realtà di “patologia delle controversie”.
Il chirurgo che rifiuta di intervenire sul paziente lamentoso, il medico che sceglie i propri pazienti, il medico lieto che il proprio figlio non abbia scelto la facoltà di medicina sono espressione di una delegittimazione del medico ovvero della più grande e devastante conseguenza che si possa manifestare in una realtà di “patologia delle controversie”.
Il legislatore ritenne che il medico vincolato dal Codice Deontologico potesse essere protetto da tali conseguenze e che quindi potesse mantenere più agevolmente con il paziente il vero rapporto umano, aggiungendo all’obbligo sociale e contrattuale dell’assistenza, il dovere dell’uomo di lenire la sofferenza di un altro essere umano.

L’argine alla contenziosità è sempre esistito ed è rappresentato dal “controllo deontologico”. L’Ordine professionale è uno strumento da usare con attenzione.

Deriva la proposta di

A) revisione deontologica delle cause medico-legali (delle lettere-citazioni e perizie);
B) controllo deontologico permanente delle cause medico-legali (delle lettere-citazioni e perizie).


A) Revisione deontologica delle cause medico-legali

Si tratta della revisione deontologica delle migliaia di cause vinte dal medico, perse dal paziente o concluse con compensazione delle spese di lite. Ad esse si aggiungeranno migliaia di altre cause tra quelle in corso (circa trentamila), visto che il Collegio Italiano dei Chirurghi ha affermato che il medico è assolto nell’80% delle cause civili ed è prosciolto nel 98% delle cause penali.

Il medico ed il paziente che ha perso la causa si alleano perché hanno un “nemico” comune.

Ai pazienti-clienti si consiglia di far verificare l’eventuale violazione degli obblighi professionali del proprio perito/consulente e chiedere, innanzitutto, la restituzione degli onorari, ben articolando lo scritto, ai sensi dell’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile (Potere delle parti sui fascicoli), usando la sentenza come puntello. Tale lettera verrà, ovviamente, firmata da un medico.
Il Codice Deontologico C.D. prescrive la consapevolezza delle relazioni peritali, l’obbligo di soddisfare le esigenze di giustizia attinenti al caso in esame, il rigore della verità scientifica, il rispetto dei diritti della persona.
Le contestazioni deontologiche possono riguardare quelle presenti nella relazione peritale e quelle di ordine medico presenti nella citazione dell’avvocato (che sembrano frequenti in considerazione della generale, nota, libertà espressiva dell’avvocato riguardo fatti di medicina e di anatomia). In questo senso, è bene ricordare la “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. e “la solidarietà e la collaborazione con i colleghi” dell’art. 58 C.D.

Il perito ed il consulente sono deontologicamente scorretti anche in caso di mancato-parziale-tardivo rilascio della fatturazione e la sanzione disciplinare nei loro confronti è certa.

La decisione n. 86/2014 del Consiglio Nazionale Forense, infatti, può riguardare anche queste figure. Con tale decisione si è stabilito che l’avvocato risponde dell’eventuale mancato-parziale rilascio della fatturazione e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento. Il dovere di adempimento fiscale è finalizzato alla protezione del principio di solidarietà (presente anche nella nuova versione del Giuramento di Ippocrate), principio comunque violato anche sotto l’aspetto della mancata contribuzione previdenziale. Tale condizione vale anche per il perito ed il consulente di parte visto che il rilascio della ricevuta rientra nell'ambito delle doti morali che lo stesso Giuramento di Ippocrate collega alla competenza ed alla reputazione. Il ravvedimento, cioè la tardiva regolarizzazione fiscale, potrebbe influire soltanto sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare.

Se alla richiesta di restituzione degli onorari non seguisse riscontro, il paziente-cliente potrebbe chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista sulla base del decreto del 1946, facendo presente esclusivamente quesiti deontologici.

L’Ordine delibera ogni qual volta non vi è accordo tra le parti (“… in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere” art.3, lett.g del decreto del 1946). L’accordo tra le parti viene a mancare anche quando il professionista è assente all'appuntamento fissato.
La sanzione disciplinare rende problematica la carriera ospedaliera (vedi Codice Etico Comportamentale delle Asl) e difficilmente il consulente verrà nominato CTU. Al CTU è richiesta, infatti, la “specchiata moralità” ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Anche la mancanza di una sentenza di assoluzione piena (figuriamoci una sanzione disciplinare), può giustificare l'assenza del suddetto requisito necessario ai fini dell'iscrizione all'Albo dei CTU. Inoltre, visto che tale requisito ha natura discrezionale, non è nemmeno semplice contestare l’eventuale rigetto della domanda di iscrizione all'Albo dei CTU.

Il paziente cita a giudizio i propri periti-consulenti deontologicamente scorretti.

In caso di sanzione disciplinare nei confronti del perito e consulente, il paziente-cliente esigerà copia del relativo verbale dell’Ordine dei Medici da usare, eventualmente, per citare il professionista a giudizio. Il paziente-cliente sottolineerà il mancato e doveroso impiego della diligenza da parte del perito e consulente e, questa volta, la richiesta potrebbe non essere soltanto la restituzione degli onorari. Tale condizione risulterà più convincente se il perito ed il consulente non avranno risposto ai quesiti deontologici e se non si saranno presentati all'appuntamento fissato dall'Ordine in seguito a richiesta di interposizione. Il perito ed il consulente potrebbero dover rispondere di sospetto di dolo. Il medico, infatti, sulla base dell’art. 1 del C.D: “deve conoscere e rispettare il Codice e gli indirizzi applicativi allegati”. Si potrebbe contestare al perito-consulente che l’interesse alla propria borsa sia avvenuta anche a spregio dei possibili danni al paziente-cliente (oltre a quelli del medico chiamato in causa).
Con l’inosservanza dei requisiti deontologici, essi non svolgono il delicato compito di consigliare o meno al paziente-cliente l'avvio di un procedimento valutando i dati a disposizione mantenendo, contemporaneamente, un atteggiamento quanto più possibile obbiettivo. Essi nascondono, al paziente-cliente, l’incongruità deontologica abusando del loro status professionale (art.7 C.D.), disattendendo i valori etici della professione (art. 1 e 4 C.D.) e disattendendo la necessaria correttezza morale (art 62 C.D.). Il paziente-cliente potrà citare i propri periti e consulenti a giudizio per tentare di rifarsi delle spese processuali e di quelle conseguenti all’eventuale risarcimento dovuto al medico accusato ingiustamente.


B) Controllo deontologico permanente delle cause medico-legali

Riguarda le migliaia di cause in corso e quelle future.

Il medico si difende con il Codice Deontologico e può far nascere il diritto ad essere risarcito a partire dal Codice Deontologico.

Il medico chiamato in causa confronta la lettera dell’avvocato di parte attrice, preliminare alla conciliazione obbligatoria, con il Codice Deontologico.
Le “libertà espressive” dell’avvocato riguardo l’anatomia e la patologia umana appaiono frequenti e spesso sono foriere di problematiche deontologiche di ordine medico. Si farà presente all’avvocato che tutti i periti ed i consulenti (compreso lo psichiatra …) verranno chiamati a rispondere riguardo le problematiche deontologiche presenti nella lettera-citazione. Ai periti ed ai consulenti tecnici di parte CTP che non dovessero prendere posizione si potrebbe contestare l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. ed il fatto che il CTP è investito del dovere di collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.).
In particolare, il perito ed il CTP possono essere oggetto di procedimento civile per danni nell'ipotesi abbiano tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall’art. 58 C.D.
L’avvocato di parte dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio preliminare della sua lettera da parte di tutti i propri periti e CTP e molte cause frivole potrebbero svanire fin dal loro esordio.

Le contestazioni deontologiche potrebbero essere presenti non solo nella lettera-citazione dell’avvocato di parte ma anche nella relazione di un perito o CTP e, quindi, con la stessa procedura sopradescritta, potrebbero essere coinvolti tutti gli altri periti e CTP.

Il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i periti e consulenti di parte a rispondere riguardo le eventuali incongruità deontologiche sopracitate superando, di fatto, il limite temporale e di metodo disposto dal legislatore del 1946: il Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio si interpone “su richiesta”.

L’art.8 del nuovo Ddl è strategico.

Il Ddl prevede, nell’art. 8, la partecipazione obbligatoria per tutte le parti al tentativo obbligatorio di conciliazione e, “in caso di mancata partecipazione, il giudice, con il provvedimento che definisce il giudizio, condanna le parti che non hanno partecipato al pagamento delle spese di consulenza e di lite, indipendentemente dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione”.

L’assenza del perito e del CTP potrebbe comportare un procedimento civile per danni nei loro confronti in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall’art. 58 C.D.
Il medico può anche considerare l’ipotesi, dopo aver vinto la causa o, a causa conclusa con la compensazione delle spese di lite, di chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza facendo presente esclusivamente quesiti deontologici, quindi esigere copia del relativo verbale da usare, eventualmente, per citare il perito e consulente a giudizio.
Le richieste di indennizzo da parte dei medici chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose. La più grave e dannosa conseguenza per il medico chiamato ingiustamente in causa, infatti, è la lesione dei diritti al vivere proprio di ogni soggetto: la lesione all'immagine, al nome, all'onore, alla reputazione, alla riservatezza, lesioni queste tutte riassunte sotto la voce del danno esistenziale. “Può ritenersi notorio che un'iniziativa processuale ingiustificata comporti un danno esistenziale alla persona che ne sia vittima” (Trib. Bologna, sentenza 27.1.05). A tali voci di danno va aggiunto il danno patrimoniale del medico ingiustamente accusato per le spese sostenute per la propria difesa; per il tempo a questa dedicato; per la innegabile perdita di chances.

Il medico si allea con avvocati.

Con la revisione deontologica delle migliaia di cause vinte dal medico (perse dal paziente) o concluse con la compensazione delle spese di lite ed il controllo deontologico permanente delle cause medico-legali potrà nascere un’involontaria coalizione tra diverse figure (medici che hanno vinto la causa ed i loro studi se chiamati in causa, pazienti che hanno perso la causa …) nei confronti di periti-consulenti-avvocati deontologicamente scorretti. La revisione deontologica delle cause medico-legali può rappresentare un’importante fonte di lavoro per avvocati, soprattutto giovani avvocati.


Distrutta alle basi l’eccessiva contenziosità soprattutto frivola, così frequente (Procuratore Nordio), così carica di problematiche deontologiche, si potrà, senz’altro, tornare ad un’epoca di “fisiologica contrapposizione” rispetto all’attuale condizione di “patologia delle controversie”.

Ne deriva che “Chiunque: Associazione tra Medici, ASL, Ospedale, Reparto Ospedaliero … dichiarerà di effettuare il controllo deontologico permanente e la revisione deontologica delle pratiche medico-legali utilizzando, se necessario, la richiesta al proprio Ordine dei Medici di interposizione nelle controversie ai sensi dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946, potrà rivendicare di aver sconfitto per primo la Medicina Difensiva poiché avrà posto le basi per una rinnovata fisiologica contrapposizione”.

Il nemico comune (il mondo deontologicamente scorretto) può essere rappresentato come un mostro con tante facce: quella della medicina difensiva, della veterinaria difensiva, dell’ingegneria difensiva … e quindi le proposte: “controllo deontologico permanente e revisione deontologica delle cause” possono rappresentare proposte condivisibili con tutti i cittadini coinvolti con professionisti deontologicamente scorretti e non necessariamente del campo sanitario.


Tratto in parte dal testo:
“Lotta alla Medicina Difensiva” della libera Associazione: “articolo 3, lettera g.”
http://www.diritto.it/pdf/capozzi-lotta ... ensiva.pdf

Si ringrazia il Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, il Prof. Luca Bandettini, il Dott. Adriano Tagliaferri e la Società scientifica ISSE.


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14 Maggio 2016. Aula Ordine dei Medici e Odontoiatri Provincia di Firenze

“Il giuramento di Ippocrate e la professione medica: una empatia sempre più difficile?”

Elementi di discussione emersi dalla relazione del Dott. Arnaldo Capozzi


A) Immagina di essere il perito-consulente di quel paziente che ha perso la causa e che adesso pretende la restituzione degli onorari.

Come Ti comporterai?

Considera che, in un’alta percentuale di casi (probabilmente il 35-60%), il paziente riuscirà ad ottenere una sanzione disciplinare nei Tuoi confronti (*) e che essa sarà utile per citarTi per mancata doverosa diligenza e sospetto di dolo. La richiesta del paziente, questa volta, riguarderà tutto il denaro perso negli anni del procedimento e ciò potrebbe ripetersi per le decine di perizie da Te firmate in questi ultimi anni.


Libera Associazione “articolo 3, lettera g”.
La lotta alle cause che hanno comportato la medicina difensiva viene equiparata alla lotta all’evasione fiscale dei periti-consulenti-avvocati di parte.

(*) la sanzione disciplinare pone difficoltà nella carriera ospedaliera, rende impossibile la nomina a CTU ed a qualsiasi Commissione dell’Ordine dei Medici.


B) Immagina di essere l’Avvocato che stila la lettera-citazione nei confronti di un medico.

Ebbene, tutte le Tue libertà espressive riguardo l’anatomia e la patologia umana si sono spesso rilevate foriere di problematiche deontologiche di ordine medico.
Tutti i Tuoi periti (compreso lo Psichiatra) saranno chiamati a rispondere riguardo queste problematiche perché non si tratta di conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche ma di Codice Deontologico. Qualora i Tuoi periti-consulenti non dovessero rispondere, saranno citati per danni per lesione del principio di reciprocità dell’art. 58 del Codice Deontologico Medico.
Le richieste di indennizzo da parte dei medici chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose e, con le problematiche deontologiche, c’è sempre il sospetto di dolo …

Siamo sicuri che, per le Tue libertà espressive, i Tuoi periti-consulenti se non avranno preventivamente approvato la Tua relazione, rinunceranno al mandato e non potrai chiedergli la restituzione dell’onorario.


La libera Associazione “articolo 3, lettera g” propone la revisione deontologica delle migliaia di cause vinte dal medico o concluse con la compensazione delle spese di lite ed il controllo deontologico permanente delle cause medico-legali.

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