Ginecologia e ostetricia, i rischi della medicina difensiva

Ginecologia e ostetricia, i rischi della medicina difensiva

Messaggioda eco_admin » 13/09/2014, 15:41

Aggiornato 14 settembre 2014


Risposta all'articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno
Ginecologia e ostetricia, i rischi della medicina difensiva.


(in corsivo le frasi dell'articolo)


«La medicina difensiva in ambito ostetrico-ginecologico: è una necessità nell’attuale realtà legislativa e assicurativa?».

Non esiste la medicina difensiva in ambito ostetrico-ginecologico così come non esiste la medicina difensiva dello psichiatra, dell’infermiere o del veterinario …
La medicina difensiva è una forma di patologia delle controversie conseguente alla rottura dell’argine alla contenziosità che il legislatore aveva posto nella legge istitutiva della FNOMCeO del 1946. Tale argine è rappresentato dal controllo deontologico tra medici (oppure tra farmacisti, tra infermieri, tra veterinari …).
L’insidia per il consulente che non risponde alle incongruità presenti nella sua relazione o nella citazione dell’avvocato è da ricercare nella mancata, doverosa diligenza e nel temibilissimo sospetto di dolo.
La domanda è: per quale motivo si è rotto l'argine proposto dal legislatore? I motivi sono molti; in gran parte presentati nel forum. In questa sede vi è qualche accenno di risposta.

La medicina difensiva è una necessità.

La medicina difensiva non è affatto una necessità.
L’errore primordiale è quello di aver considerato come nemico il paziente mentre lo è il comportamento deontologicamente scorretto dell’intero mondo che circonda il medico. Il paziente o assistito che dir si voglia è soltanto l’ultima pedina.

Esempi di comportamenti deontologicamente scorretti o criticabili:

1. Il Ministero della Salute ha promulgato il decreto Balduzzi (che, secondo la Commissione Parlamentare, incrementerà la Medicina Difensiva) ma non ha mai considerato l’importanza della revisione deontologica delle pratiche medico-legali e delle citazioni dell’avvocato nonostante l’elevato numero delle cause vinte dal medico (70-80%) avrebbe dovuto far riflettere in tal senso.
2. Gli Ordini professionali non sembra abbiano promosso a sufficienza la legge istitutiva della FNOMCeO del 1946, nonostante il legislatore avesse parlato espressamente di “controversie” ed avesse posto il controllo deontologico tra medici ad argine della contenziosità (fornendo contemporaneamente, al suo ideale di medico, una formidabile arma di difesa).
3. Le Direzioni Sanitarie (facile ricerca su Google) usano i loro codici etici per arginare il malcostume tra i dipendenti ma non contemplano la stessa modalità di argine (controllo deontologico) sulle pratiche medico-legali a loro avverse ( con eventuale richiesta di interposizione all’Ordine professionale). - Non è difficile giungere alla conclusione che i controllori non vogliono essere controllati - (leggi avanti e collega).
4. La Commissione Parlamentare sugli errori in sanità nelle sue 170 pagine (centosettanta pagine) di relazione ha riportato soltanto una volta il termine “deontologico”, nonostante molti esponenti di tale Commissione siano stati alti dirigenti dell'Ordine dei Medici.

Non parlo della logica mercantile della medicina difensiva, ben rappresentata da alcuni noti avvoltoi.

“Le conseguenze della medicina difensiva adottata sempre più spesso dai rappresentanti del mondo sanitario coinvolge, nella giornata di presentazione di questo interessante Master una serie di altri specialisti …”

A “casa del medico” non c’è il medico che si difende con il Codice Deontologico, che fa nascere il diritto ad essere risarcito a partire dal Codice Deontologico! Incredibile.

“La voce degli avvocati e dei rappresentanti della magistratura è determinante per garantire ancora una volta alla classe medica l’interesse del benessere esclusivo del paziente”.

Vorrei far presente il pavido atteggiamento mentale di molti giudici che per un malinteso senso di solidarietà nei confronti dell’attore-paziente non ritengono di sanzionare la condotta di chi ha avanzato una domanda risarcitoria pur respinta.
Accade di frequente che anche quando sussistono tutti i presupposti per una condanna al risarcimento dei danni per lite temeraria, questa non venga sanzionata; per di più -come se tanto non bastasse- spesso i giudici compensano le spese di lite cosicché il medico e/o la struttura sanitaria devono accollarsi anche l’onere di pagare i propri legali pur risultando vittoriosi. E così al danno si aggiunge la beffa datoché anche il costo di un’azione civile intentata senza fondamento ricade, alla fin fine, sull’intera collettività in quanto -com’è noto- in forza dell’art. 41 del DPR 270/1987 le aziende sanitarie locali sono tenute a rifondere ai medici le spese legali (quindi medico-legale ed avvocato della Asl) sostenute per difendersi da accuse da cui vengano assolti. Ovviamente, la compensazione delle spese di lite porta a far crescere il debito del sistema sanitario.
L’art. 92 C.P.C., che prevede la possibilità di compensare le spese di lite, è stato recentemente modificato nel senso di imporre al giudice di indicare esplicitamente nella motivazione i “giusti motivi” per cui ha ritenuto di compensare tali spese. L’atteggiamento pavido era giunto a tali livelli da aver reso necessario tale modificazione? Quanta responsabilità ha, certa magistratura, riguardo la nascita della medicina difensiva?

Consideriamo questo aspetto: sessanta milioni di italiani, trentamila denunce. Una Asl con trecentomila cittadini riceve centocinquanta denunce l’anno.
La medicina difensiva è davvero conseguente alla paura del medico di essere denunciato dal paziente?


Con la revisione deontologica delle pratiche medico legali e richiesta di interposizione all’Ordine dei medici secondo il decreto del 1946, si ridurranno, inevitabilmente, le cause in medicina per fuga del consulente dalle pratiche frivole ricche di problematiche deontologiche. Chi è così stolto che, per poche centinaia di euro, si espone a problematiche come la mancata diligenza ed il sospetto di dolo? (Le sanzioni disciplinari fanno ridere i consulenti scorretti, lo sanno anche i sassi che bisogna colpirli nel portafogli).
La fuga dalle pratiche frivole dimostrerà che il vero argine alla contenziosità patologica è il controllo deontologico tra medici e che la medicina difensiva è la conseguenza della più grande ed articolata forma di tradimento nei confronti del cittadino-medico e degli altri operatori in sanità della storia della medicina.

“Non si poteva trascurare la presenza di un broker assicurativo…”

Il Ministero della Salute, la Commissione Parlamentare sugli errori in medicina, gli Ordini professionali, le Direzioni Sanitarie, il Sindacato, auspicano una sempre maggiore presenza delle assicurazioni professionali. La stessa Commissione Parlamentare ha riportato che le assicurazioni professionali sono sotto il controllo di dodici principali società ed una di esse è già fallita !
Non possiamo trascurare il broker assicurativo. Bisognerebbe chiedergli, infatti, come esperto in assicurazioni, se conosce quante sono le vertenze che il medico ha intrapreso nei confronti delle assicurazioni con cui aveva stipulato contratti. La risposta è semplice: nessuno lo sa ed è meglio non parlarne, potrebbe risultare un numero elevato e potrebbe anche risultare che i contratti assicurativi siano così onerosi che quasi, quasi è meglio … far crescere la medicina difensiva.

Saluti
Dott. Arnaldo Capozzi
medicinadifensiva.com.
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Re: Ginecologia e ostetricia, i rischi della medicina difens

Messaggioda eco_admin » 13/09/2014, 21:22

Sembra proprio che i nostri “numeri primi” non abbiano compreso il vero nemico da combattere.

Eppure è riportato nella legge più antica di interesse per il medico moderno.

Anche AMAMI, con i suoi quattordici anni, ha responsabilità importanti (che non inficiano l’eroicità dei suoi dirigenti). Ma quattordici anni fa la medicina difensiva era due miliardi, oggi tredici miliardi.

Nessuno si pone il problema che forse c’è stato un errore di strategia?

Non solo non hanno compreso chi è il nemico ma gli hanno fornito il megafono.

Durante i convegni (a “casa nostra”) è stata concessa la parola al Ministero della Salute, all’Ordine dei Medici, ai Giudici, agli Avvocati, alle Assicurazioni … ed invece di inchiodarli sulle loro responsabilità riguardo la nascita e lo sviluppo della medicina difensiva, ci ritroviamo a dover digerire senza controbattere:

 il decreto Balduzzi che non tratta minimamente delle libertà espressive (spesso deontologicamente scorrette) delle citazioni dell’avvocato e dei consulenti;
 la scarsissima considerazione dei medici riguardo le leggi istitutive della FNOMCeO e le formidabili armi di difesa messe a disposizione;
 il comportamento deontologicamente scorretto, lesivo del diritto altrui, della giustizia lenta (che dovrebbe essere sanzionato a norma di legge);
 la logica mercantile di avvocati e colleghi senza scrupoli;
 il paradossale conflitto di interessi presente nelle Direzioni Sanitarie ove si controlla il dipendente dal punto vista etico tramite formidabili Codici Etici e, poi, si tralascia il controllo deontologico delle pratiche medico-legali avverse affinché, evidentemente, non si sappia che il controllore (medico-legale ed avvocato della Asl) possa venir controllato a sua volta, ad esempio, durante l’attività privata.

Il tutto facendo credere che il medico abbia paura di essere denunciato dal paziente.

Sembra proprio che il legislatore del 1946 avesse già compreso tutto, settanta anni fa.
Aveva compreso il rischio della patologia delle controversie ovvero la delegittimazione del medico e, soprattutto, aveva compreso che il medico, da solo, può far poco nella battaglia contro tali nemici.
Mentre tutto è possibile se ci si allea con gli infermieri, i farmacisti, i veterinari e tutti coloro che hanno Ordini di controllo.
(Ad esempio, l'importanza di tale alleanza appare evidente per quanto riguarda le Asl. Il medico-legale di una Asl "controlla" i medici e gli infermieri mentre l'Avvocato della Asl "controlla" i medici, gli infermieri, il farmacisti, i veterinari ... )

Seguendo le orme proposte dal legislatore si propone la revisione deontologica delle pratiche medico-legali attuali e passate con richiesta di interposizione all’Ordine in caso di incongruità deontologiche presenti nelle relazioni peritali e nelle citazioni dell’avvocato (clicca qui).
Sarà inevitabile la coalizione “involontaria” tra medici ed infermieri nei confronti di un unico consulente deontologicamente scorretto, responsabile della ripetizione di una o più incongruità deontologiche in questi ultimi anni, con le inevitabili conseguenze finanziarie a carico del consulente stesso.

Più che le sanzioni disciplinari, è importante far nascere il dubbio al consulente scorretto riguardo le possibili contestazioni a lui rivolte come la mancata, doverosa diligenza ed il sospetto di dolo qualora rifiutasse di rispondere alle incongruità deontologiche.
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