Medicina Difensiva. Elemento positivo nel nuovo Ddl

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Medicina Difensiva. Elemento positivo nel nuovo Ddl

Messaggioda eco_admin » 22/11/2015, 22:45

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Le “libertà espressive” dell’avvocato di parte attrice, riguardo l’anatomia e la patologia umana, appaiono frequenti. Spesso, esse sono foriere di problematiche deontologiche di ordine medico.
Il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i consulenti di parte a rispondere riguardo tali, eventuali, incongruità deontologiche.
Il Ddl prevede, infatti, nell’art. 8, la partecipazione obbligatoria per tutte le parti al tentativo obbligatorio di conciliazione.
Ai CTP che non dovessero prendere posizione si potrebbe contestare l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. (Codice Deontologico Medico) ed il fatto che il CTP è investito del dovere di collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.).
In particolare, il CTP può essere oggetto di procedimento civile per danni nell'ipotesi abbia tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall’art. 58 C.D.
L’Avvocato dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio preliminare della sua lettera da parte di tutti i CTP e molte cause frivole potrebbero svanire.

Le contestazioni deontologiche eventualmente presenti nella relazione di un CTP potrebbero coinvolgere, con la stessa procedura, tutti gli altri CTP.

Visto che le cause frivole sono in percentuale molto rilevante (Procuratore Nordio), potrebbe ridursi sensibilmente l’attuale eccessiva contenziosità.

Il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i consulenti di parte a rispondere riguardo le eventuali incongruità deontologiche superando, di fatto, il limite temporale e di metodo disposto dal art.3, lett.g della legge Istitutiva del 1946: il Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio si interpone “su richiesta”. Bisogna tener presente che l’argine alla contenziosità è rappresentato dal controllo deontologico tra medico e medico, medico e persona e medico ed enti e che, nel decreto del 1946, l’Ordine dei Medici è soltanto uno strumento.

Le problematiche deontologiche non dovrebbero essere mai sottovalutate. Sulla base all'art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile, il paziente, ad esempio, può, ben articolando nello scritto, chiedere la restituzione degli onorari al consulente deontologicamente scorretto. Se la richiesta non dovesse avere riscontro, il paziente potrebbe chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista ed esigere copia del relativo verbale quindi, teoricamente, citare il professionista in giudizio.
Il consulente è deontologicamente scorretto anche in caso di mancato-parziale-tardivo rilascio della fatturazione.
Ricordo, infatti,.la decisione n. 86/2014 del Consiglio Nazionale Forense. Con essa si è stabilito che l’avvocato risponde dell’eventuale mancato rilascio della fatturazione di parte dei compensi ricevuti e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento. Il dovere di adempimento fiscale è finalizzato alla protezione del principio di solidarietà, principio comunque violato anche sotto l’aspetto della mancata contribuzione previdenziale. Tale condizione vale, ovviamente, anche per il consulente di parte visto che il rilascio della ricevuta rientra nell'ambito delle doti morali che lo stesso Giuramento di Ippocrate collega alla competenza ed alla reputazione. Il ravvedimento, cioè la tardiva regolarizzazione fiscale, potrebbe influire soltanto sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare che, però, resta certa.
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