La proposta della Cimo e gli Extraterrestri

La proposta della Cimo e gli Extraterrestri

Messaggioda eco_admin » 08/10/2014, 20:04

Nel corso di un convegno a Spoleto, il sindacato dei medici ha messo in campo alcune possibili soluzioni che, invece di essere utili a vincere la medicina difensiva, potrebbero essere utilizzate per confermare definitivamente l’esistenza degli extraterrestri.
Il Sindacato va oltre l’immensità della fantasia: in medicina difensiva, ad esempio, cancella la logica mercantile ed il medico è colui che sbaglia a prescindere. Concretamente, nulla viene fatto per eliminare il 70-80% dei procedimenti che vedono il medico vincitore e pertanto inutilmente chiamato in causa.

Cimo ha elaborato tali proposte:

 Creare compagnie di tipo mutualistico possedute da ospedali (o enti pubblici)
 Porre un tetto alle richieste di risarcimento
 Adottare un sistema 'No blame' per poter risarcire il paziente di fronte all’evento avverso senza necessariamente trovare la colpevolezza del professionista medico.
 Promuovere la prevenzione del danno, attraverso la riduzione dei rischi incrementando il sistema del risk management.

Così facendo, sottolinea Cimo, né medico né paziente dovranno ricorrere al tribunale per risolvere i loro contenziosi. I medici non dovranno sostenere costi legali ed infine, il paziente non dovrà assumere alcun legale.

Nemmeno la Commissione Parlamentare sugli errori in sanità era giunta a tale livello.
Nella sua attività, la Commissione Parlamentare, infatti, anche nel rispetto delle prerogative dell’autorità giudiziaria, ha cercato di analizzare le cause delle anomalie funzionali ed organizzative nel sistema sanitario (ossia accertare il “perché” dell’errore).

Proponiamo di aggiungere alla proposta Cimo a favore di colui che promuove la causa, anche una proposta a favore del medico ingiustamente chiamato in causa (le cause frivole sono molto frequenti -Prouratore Nordio-).

 Creiamo compagnie di tipo mutualistico possedute da ospedali (o enti pubblici) che risarciscano il medico ingiustamente chiamato in causa.
 Poniamo un tetto alle richieste di risarcimento del medico ingiustamente chiamato in causa.
 Adottiamo un sistema 'No blame' per poter risarcire il medico di fronte all'evento avverso senza necessariamente trovare la colpevolezza di coloro che cavalcano la logica mercantile della medicina difensiva.
 Promuoviamo la prevenzione del danno per il medico ingiustamente chiamato in causa attraverso la riduzione dei rischi incrementando il sistema del “diverso” risk management (inteso cioè come rischio del cittadino-medico di essere chiamato a rispondere in una causa frivola). Si potrebbero realizzare percorsi formativi con lo scopo di far conoscere i concetti di base in materia di tale “diverso” rischio e promuovere gli strumenti e le procedure per la gestione dei danni da esso derivanti. Tali percorsi dovrebbero essere sia di base, rivolti a tutti gli operatori delle aziende, sia avanzati e quindi rivolti a un target predefinito di operatori.

" La risposta indicata dalla Cimo è nei dati messi a disposizione dall’Agenas nel 2013. I sinistri denunciati nel 2012 sono stati 12.000 su 10 milioni di ricoveri ed 1 miliardo di prestazioni specialistiche. I premi pagati ammontano ad 1 miliardo di euro includendo le strutture ed i professionisti. La media delle liquidazioni è inferiore ai 50.000 euro. L’85% dei sinistri è stato liquidato per gestione diretta o franchigia. Il costo della medicina difensiva è stimato tra i 10 e i 14 miliardi di euro. Appare quindi evidente, sottolinea la Cimo, che con una riduzione di quest’ultimo costo del 10% circa si libererebbero le risorse necessarie a coprire tutti i rischi ed i risarcimenti. Una riduzione dei costi della medicina difensiva anche molto più significativa del 10% necessario ad avviare un sistema di copertura assicurativa globale delle strutture e dei professionisti, sia un obiettivo relativamente facile da raggiungere se il medico si sentisse garantito e potesse così ridurre le richieste di esami inutili o addirittura dannosi ".

Una delle più importanti compagnie assicuratrici per malpractise mondiali, la Saint Paul Cos (USA) ha lasciato nel 2001 il mercato a causa delle perdite crescenti. In Australia è fallita la più grande compagnia di assicurazioni mediche, la United Medical Protection lasciando senza copertura 32.000 medici.
I recenti fatti che hanno coinvolto un’importante società assicurativa del Nord d’Italia nota per l’attività in campo sanitario ed attualmente fallita, sono conosciuti a molti medici. Tralasciando le problematiche dei numerosi dipendenti di questa compagnia, molte Asl erano coperte dalle sue polizze e, in simili casi, il singolo assicurato (ad esempio medico) potrebbe dover risarcire in prima persona il danno, se condannato, per poi sperare di riuscire a recuperare con l’azione del commissario liquidatore della compagnia.
Le agenzie assicurative, evidentemente, non sono quell’áncora di salvezza che molti ritengono o auspicano tranne, ovviamente, che per la Cimo. Si apre un problema di territorialità e di mondi? Quello che noi conosciamo e quello marziano?
Secondo la Cimo, se il medico si “sentisse garantito, potrebbe ridurre le richieste di esami inutili o addirittura dannosi”.
Per la Cimo non conta nulla il fatto che non si conosca il numero delle vertenze promosse dai medici nei confronti della loro Assicurazione e non appare importante analizzare le cause delle anomalie funzionali ed organizzative nel sistema sanitario; ovvero:

 è inutile chiedere alle Direzioni Sanitarie riguardo la loro presunta responsabilità nell’aumentare le cause contro se stesse. Le Direzioni Sanitarie, non arginando le cause con l’attuazione del controllo deontologico sulle perizie e sulle citazioni avverse, di fatto, sembrano favorire l’aumento delle cause frivole;
 è inutile chiedere ai molti giudici riguardo il loro pavido atteggiamento per cui non ritengono di sanzionare la condotta di chi ha avanzato una domanda risarcitoria pur respinta; né verrà chiesto ai giudici il perché essi compensino le spese di lite così frequentemente;
 è inutile chiedere all’Ordine dei Medici di rispondere riguardo la decisione di non interporsi tra medici (compito istituzionale) in caso di richiesta specifica riguardante problematiche deontologiche nelle relazioni medico-legali in assenza del puntello di una sentenza.
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