Medicina Difensiva. Convegno Grottaferrata 19 6 2015

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Medicina Difensiva. Convegno Grottaferrata 19 6 2015

Messaggioda eco_admin » 24/06/2015, 7:56

21.6.2015


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Relazione del Dott. Arnaldo Capozzi, Medico-Chirurgo

In breve
A) La medicina difensiva è conseguenza della rottura dell’argine alla contenziosità che il legislatore aveva posto nell'art. 3, lett. g, D. Lgs. C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233 per la ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse.

Nell’art. 3, lett. g, si individuano le attribuzioni che spettano al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio ovvero: “interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse”.
L’argine alla contenziosità è rappresentato dal controllo deontologico e soprattutto dal controllo deontologico TRA medici (1).

B) “La Medicina difensiva si concluderà con l’applicazione dei sensi del decreto del 1946”.

Da ciò la proposta di “revisione deontologica delle decine di migliaia di cause medico-legali perse dal paziente-cliente o concluse con la compensazione delle spese di lite”. Si effettuerà il controllo deontologico del comportamento del consulente ed il controllo deontologico delle citazioni dell’Avvocato.

Proposta in tre fasi per il paziente-cliente

Proposta in tre fasi per il paziente-cliente con lo scopo di ottenere il rimborso della rata professionale dai suoi Consulenti.

1. Ai pazienti-clienti che hanno perso la causa (comprese quelle concluse con la compensazione delle spese di lite) si consiglia di far verificare l’eventuale violazione degli obblighi professionali del proprio Consulente e, ai sensi dell’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile (Potere delle parti sui fascicoli), chiedere, ben articolando lo scritto, la restituzione degli onorari. In particolare, si esaminerà il comportamento deontologico (soprattutto: art. 58 e l’art. 62 del Codice di Deontologia Medica C.D.).

2. Se a tale richiesta non seguisse riscontro, il paziente-cliente potrebbe chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista facendo presente esclusivamente quesiti deontologici. La richiesta di interposizione avverrebbe grazie all'art. 3, lett. g, della legge istitutiva D. Lgs. C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233.

3. Il paziente-cliente esigerà copia del relativo verbale da usare, eventualmente, per citare il professionista a giudizio.

Il C.D. prescrive la consapevolezza delle proprie relazioni peritali, l’obbligo di soddisfare le esigenze di giustizia attinenti al caso in esame, il rigore della verità scientifica, il rispetto dei diritti della persona. È bene ricordare anche la “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. e “la solidarietà e la collaborazione con i colleghi” dell’art. 58 C.D., utili per inquadrare, sempre deontologicamente parlando, certe perizie con deduzioni sconcertanti e voli pindarici riguardanti problematiche diagnostiche, che non dovrebbe essere difficile evidenziare nelle cause frivole (frequenti secondo il Procuratore Nordio). Le contestazioni deontologiche potrebbero riguardare non solo quelle presenti nella relazione peritale ma anche quelle di ordine medico presenti nella citazione dell’Avvocato (che sembrano frequenti in considerazione della generale, nota, libertà espressiva dell’Avvocato riguardo fatti di medicina e di anatomia).

La revisione deontologica delle citazioni dell’Avvocato potrebbe far nascere esposti all’Ordine professionale forense da parte del paziente-cliente e del Medico vincitore della causa, visto il puntello della sentenza già emessa. Gli elementi essenziali riguardanti il Codice Deontologico Forense sono: il rispetto dei doveri che la funzione di Avvocato impone verso la collettività per la salvaguardia dei diritti dell’uomo ed il divieto di uso di espressioni sconvenienti od offensive.

La contestazione deontologica per mancato rilascio della fatturazione da parte del paziente-cliente sarà associata alle incongruità deontologiche presenti nella relazione del Consulente Tecnico di Parte CTP e nella citazione dell’Avvocato.

Il Consiglio Nazionale Forense, con decisione n. 86/2014, ha ribadito orientamenti già recentemente espressi. L’Avvocato risponde dell’eventuale mancato rilascio della fatturazione di parte dei compensi ricevuti e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento.
Per lo stesso motivo, il Consulente risponde dell’eventuale mancato rilascio della fatturazione o della fatturazione di parte dei compensi ricevuti e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento.

Il dovere di adempimento fiscale è finalizzato alla protezione del principio di solidarietà, principio comunque violato anche sotto l’aspetto della mancata contribuzione previdenziale. Prima dell’onorario e della ricevuta, il medico è tenuto a giurare di affidare la sua reputazione professionale esclusivamente alla sua competenza ed alle sue doti morali, così come riportato nell'aggiornamento del Giuramento di Ippocrate. Ebbene, il rilascio della ricevuta rientra nell'ambito delle doti morali che lo stesso giuramento collega alla competenza ed alla reputazione.
Il ravvedimento potrebbe influire sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare.

Come già riferito, se alla richiesta di restituzione dell’onorario non seguisse riscontro, il paziente-cliente potrà chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del Consulente stesso.
Qualora il professionista non dovesse presentarsi all'appuntamento fissato, l’Ordine dovrà deliberare ( “… in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere”). Il Consulente si espone a sanzioni disciplinari che saranno certe se è mancato il rilascio della fattura.

La sanzione disciplinare rende problematica la carriera ospedaliera (vedi Codice Etico Comportamentale delle Asl) e difficilmente il Consulente verrà nominato CTU. Al CTU è richiesta, infatti, la “specchiata moralità” ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Anche la mancanza di una sentenza di assoluzione piena (figuriamoci una sanzione disciplinare), può giustificare l'assenza del suddetto requisito necessario ai fini dell'iscrizione all'Albo dei CTU. Inoltre, visto che tale requisito ha natura discrezionale, non è nemmeno semplice contestare l’eventuale rigetto della domanda di iscrizione all'Albo dei CTU.

In caso di sanzione disciplinare per il Consulente, il paziente-cliente esigerà copia del relativo verbale dell’Ordine dei Medici da usare, eventualmente, per citare il professionista a giudizio. Il paziente-cliente sottolineerà il mancato e doveroso impiego della diligenza da parte del Consulente e, questa volta, la richiesta potrebbe non essere soltanto la restituzione degli onorari. Tale condizione risulterà più convincente se il Consulente non avrà risposto ai quesiti deontologici e se non si sarà presentato all'appuntamento fissato dall'Ordine in seguito a richiesta di interposizione (mentre aveva assicurato la sua presenza agli incontri con il CTU a seguito dell’esborso della rata professionale). Il Consulente potrebbe rispondere di sospetto di dolo e non essere coperto dalla propria assicurazione. Oppure l’assicurazione dapprima copre il Consulente poi gli fa rivalsa (Art. 1906; Danni cagionati da vizio della cosa; Art. 1907; Assicurazione parziale). È bene considerare anche i recenti fatti che hanno coinvolto un’importante società assicurativa del Nord nota per l’attività in campo sanitario ed attualmente fallita. Si tratta di una delle dodici più importanti società assicurative d’Italia, come riferito dalla Commissione Parlamentare sull'errore in sanità. Se una grande società è già fallita, figuriamoci cosa potrebbe accadere nei prossimi anni per quelle piccole. Anche il Consulente potrebbe essere assicurato con una di esse; ovviamente.

Il medico si difende

All'Avvocato di parte attrice che invita a colloqui preliminari, il medico farà innanzitutto presente che tutti i Consulenti verranno chiamati a rispondere delle eventuali incongruità deontologiche presenti nella lettera dell’Avvocato stesso nell'ambito della “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” art. 62 C.D. e nel fatto che il CTP è investito del dovere di collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.).
L’Avvocato dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio della propria lettera da parte di tutti i CTP. In una tale situazione, egli potrebbe venir contraddetto soprattutto se la causa è frivola e considerare l’ipotesi di chiuderla.

Ai CTP che non rispondono si contesterà, per ogni frase, l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D., la mancata solidarietà e la collaborazione con i colleghi richieste dall'art. 58 C.D.
In particolare, il CTP può essere oggetto di procedimento civile per danni nell'ipotesi abbia tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dalle’art. 58 C.D.
Comunque, l’obbligazione del CTP è di mezzi e non di risultato, il compenso gli è dovuto anche in caso di esito negativo della lite né è giustificato il rifiuto del compenso se egli abbia formulato conclusioni contrarie all'interesse del cliente per non aver voluto trasgredire norme di legge dell’etica in generale e dell’etica professionale.

Il medico può anche considerare l’ipotesi, dopo aver vinto la causa, di chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza facendo presente esclusivamente quesiti deontologici, quindi esigere copia del relativo verbale da usare, eventualmente, per citare il Consulente a giudizio.
Le richieste di indennizzo da parte dei medici chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose. La più grave e dannosa conseguenza per il medico chiamato ingiustamente in causa, infatti, è la lesione dei diritti al vivere proprio di ogni soggetto: la lesione all'immagine, al nome, all'onore, alla reputazione, alla riservatezza, lesioni queste tutte riassunte sotto la voce del danno esistenziale. “Può ritenersi notorio che un'iniziativa processuale ingiustificata comporti un danno esistenziale alla persona che ne sia vittima” (Trib. Bologna, sentenza 27.1.05). A tali voci di danno va aggiunto il danno patrimoniale del medico ingiustamente accusato per le spese sostenute per la propria difesa; per il tempo a questa dedicato; per la innegabile perdita di chances.

Con la diffusione del decreto del 1946 si realizzerà, inevitabilmente, un’involontaria coalizione tra diversi soggetti (medico chiamato in causa, paziente che ha perso la causa, studi medici chiamati in causa) nei confronti di un unico Consulente responsabile della ripetizione di una medesima incongruità deontologica o di diverse incongruità nel corso di questi ultimi anni e nei confronti di un unico Avvocato. Potrebbe trattarsi di decine di richieste di indennizzo da parte di chissà quanti medici vincitori della cause e di pazienti-clienti che, invece, le hanno perse e desiderano rivalersi.
Il Consulente maturo, meglio di altri, ha ben chiaro l’eccessiva durata delle cause e la conseguente possibilità di “lasciarle in eredità” ai congiunti, tra l’altro, come descritto in precedenza, senza un’assoluta certezza di copertura assicurativa. Possono derivare, nel Consulente, forti preoccupazioni e paura.

L’arma di difesa proposta dal legislatore del 1946, sottovalutata o dimenticata, è rappresentata dalla modalità con cui deve essere stilata la lettera con richiesta di interposizione all’Ordine dei Medici: essa non dovrà contenere conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche, ma ricalcare il Codice Deontologico. Tale arma può considerarsi “formidabile” poiché, come abbiamo visto, è in grado di far nascere quello stesso sentimento (forte preoccupazione e paura) che, per altri motivi, ha comportato il “successo” della Medicina Difensiva.



CONCLUSIONI

È auspicabile che le riflessioni riportate possano essere utili per future discussioni sull’argomento; resta il fatto che la tematica è complessa e non si presta a semplificazioni.

Il medico attuale non ha chiesto consiglio a chi lo ha preceduto; grave negligenza ma anche opportunità di riscatto ed orgoglio da consegnare a chi ci seguirà. Abbiamo trattato di un progetto di lavoro che potrebbe essere in grado di realizzare quanto segue:

“Chiunque: Associazione tra Medici, ASL, Ospedale, Reparto Ospedaliero … dichiarerà di effettuare la revisione deontologica ed il controllo deontologico permanente delle pratiche medico-legali utilizzando, se necessario, la richiesta al proprio Ordine dei Medici di interposizione nelle controversie tra sanitario e sanitario ai sensi dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946, potrà rivendicare di aver sconfitto per primo la Medicina Difensiva” poiché avrà posto le basi per una nuova epoca di fisiologica contrapposizione a differenza dell’attuale caratterizzata da patologia delle controversie.



Bibliografia

1)

A. Capozzi. “Medicina Difensiva” testo 2015. Aggiornamenti su sito medicinadifensiva.com.
A. Capozzi. “Medicina Difensiva” testo 2014. Pubblicato su Amazon.
A.C. Convocazione ministero della Salute e consegna proposte per la lotta alla medicina difensiva 2014.
P. Ruocco. Tesi Master in Cassazione: “Come difendersi dalla Medicina Difensiva: proposta della revisione deontologica delle pratiche medico-legali”. Collab. A. Capozzi 2013.
A. Capozzi. “Lotta alla Medicina Difensiva; un decreto dimenticato”. Diritto.it 2013.
A. Capozzi. “Lotta alla Medicina Difensiva; proposta per una riduzione del contenzioso. Bollettino Notiziario dell’Ordine dei Medici di Bologna Febbraio 2013.
A. Capozzi. Lettere su Quotidiano Sanità on line. In particolare:“ Responsabilità professionale. Se è il Consulente tecnico ad avere paura" 2013.
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19 6 2015 inizio della fine della Medicina Difensiva

Messaggioda eco_admin » 24/06/2015, 8:46

La Medicina Difensiva si combatte con le stesse tecniche che l’hanno portata al “successo”.

1) la “revisione deontologica delle decine di migliaia di cause vinte dal medico” rappresenta il nuovo business;
2) la sentenza già emessa rappresentanza un puntello per le contestazioni ai consulenti ed agli avvocati;
3) la decisione n. 86/2014 del Consiglio Nazionale Forense (mancata fatturazione = doverosa sanzione disciplinare) andrebbe considerata un atto rivoluzionario nella lotta alla Medicina Difensiva;
4) la principale insidia del decreto del 1946 “… in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse” espone più facilmente il consulente scorretto a sanzioni disciplinari ed a procedimento civile per danni;
5) con le sanzioni disciplinari si incide nella scelta dei CTU;
6) con la diffusione del decreto del 1946 si realizzerà, inevitabilmente, un’involontaria coalizione tra diversi soggetti sia nei confronti di un unico consulente, sia nei confronti di un unico avvocato responsabili della ripetizione di una medesima incongruità deontologica o di diverse incongruità nel corso di questi ultimi anni a dimostrazione che l’argine alla contenziosità è sempre esistito ed è il controllo deontologico tra medici

Nell'immediato:

1) Il consulenti rispondono dal punto di vista deontologico delle incongruità deontologiche presenti nella citazione dell'Avvocato;
2) l’Avvocato dovrà necessariamente prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio attento della propria lettera da parte di tutti i CTP;
3) tutti i CTP chiederanno di esaminare la lettera dell’Avvocato per evitare procedimenti civili per danni per comportamento antigiuridico;


continua ...
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